Anglotedesco

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mercoledì 21 febbraio 2018

LE SOLITE PROMESSE.Silvio Berlusconi 21 febbraio 2018




Silvio Berlusconi non ha tutti i torti quando ieri in un suo intervento ha fatto notare i due volti di Matteo Salvini.Uno quando parla con lui e l'altro davanti ai suoi sostenitori.
Intanto ieri a Modena si è rifiutato di parlare dell'euro rispondendo in maniera seccata ad un suo sostenitore che glielo chiedeva quasi in ginocchio.Sembra una cosa da poco...ma dice tanto...

Al minuto 7 del video sotto..


martedì 20 febbraio 2018

ALESSANDRO DAL LAGO:"I grillini non sono il partito della protesta ma del “distacco”




Il Movimento 5 stelle è uno dei tanti partiti che non pensa al futuro ,cioè alla perdita di milioni di posti di lavoro per colpa dei robot.Pensano solo a tappare dei buchi, come Salvini.
Non andrò a votare e me ne vanto.

Eppure i partiti non ne parlano. Al massimo si propongono bonus e flat tax.
In campo ci sono tre grandi soggetti, di cui due in crisi di legittimazione, Pd ed M5s, e il terzo, il centrodestra, già delegittimato 5-6 anni fa, rinato come un’araba fenice ma pronto a dividersi dopo la probabile vittoria.
In che misura questi tre soggetti rispecchiano la realtà del paese?
Ritraggono orientamenti che sono in larga parte immaginari. A destra c’è una sorta di Democrazia cristiana fuori tempo, ma senza essere un partito di massa: Forza Italia, da sempre virtuale, ha avuto in passato il 30 per cento dei voti, oggi è al 17. Si è alleata con un partito ex “catalano”, oggi di destra, e con un partitino di ex fascisti.
Poi viene il Partito democratico.
E’ il partito di un uomo solo al comando che mira ad una formazione piccola ma di cui controlla tutte le leve.
E infine il Movimento 5 stelle.
Un ircocervo né di destra né di sinistra, che fa finta di essere democratico quando è gestito da una società di consulenza aziendale e che oltretutto si sta annacquando giorno dopo giorno.
Perché definisce questi orientamenti immaginari?
Perché il centrosinistra non ha fatto più spesa pubblica e cacciato meno immigrati di quando avrebbe potuto fare il centrodestra al governo. Sono differenze più immaginarie e simboliche che non legate a interessi o politiche materiali.
I sondaggisti dicono che l’astensione è intorno al 34 per cento. Il 40 per cento dei giovani sono totalmente disinteressati al voto. Sono cifre preoccupanti.
Eppure non sono una novità. A Ostia, che con 80mila persone è grande quanto una città della provincia italiana, è andato a votare il 33 per cento. Siamo in una fase di transizione. I modelli politici tradizionali sono morti, quelli nuovi ancora non ci sono ma si affacciano nuove dimensioni: la politica non passa più per la tv e i comizi ma per i social media.
E i social come la stanno cambiando?
C’è un distacco crescente dalle azioni e dalle scelte condivise. I soggetti interagiscono con l’ambito pubblico rimanendo confinati in una sfera totalmente privata, quella del loro schermo. Fare politica si è ridotto ad assistere alle polemiche su Twitter e Facebook.
Sono saltati i vecchi modelli, ha detto. A cosa si riferisce esattamente?
Negli Stati Uniti c’è un presidente che si vanta di avere il bottone nucleare più grande di quello degli altri. In Francia non c’è più il partito che per quarant’anni si è alternato con la destra alla guida del paese. In tutta Europa crescono i partiti xenofobi. In Italia i giovani del Sud sono destinati a rimanere esclusi o ai margini dei processi produttivi. Si potrebbe continuare.
Verso dove stiamo andando, secondo lei?
Verso un aumento radicale della diseguaglianza. C’è un distacco sempre più netto tra la società digitale post-industriale e quelli che restano indietro. E che non hanno speranze. Un 60enne che faceva l’operaio e perde il lavoro dove va? a lavorare in un call center? Da questo punto di vista il Jobs Act è stato fatto apposta per espellere le persone dal mercato del lavoro. Si dà loro qualche indennità e stop.
E come possono dei partiti “immaginari” governare questi processi?
Appunto. Il centrodestra italiano ha un senso solo nella società degli integrati, di quelli che non vogliono perdere il loro status. Il Pd è ancorato a un sistema di notabilato e di gestione degli interessi radicato in due-tre Regioni, senza le quali non esisterebbe. Il monopolio del voto meridionale da parte del centrodestra non c’è più: i tempi del 61 a zero in Sicilia (politiche del 2001, ndr) sono ormai lontani.
Anche lei è convinto che M5s farà il pieno di voti al Sud?
Sì. Il voto a M5s non è di protesta ma di distacco: segnala la nuova estraneità al mondo politico.
Ma come si spiega?
Nelle regioni del Sud gli elettori vedono — a torto — M5s come l’alternativa elettorale, legale, a una società che non amano, a un sistema di potere che rifiutano.
Se i 5 Stelle avessero successo?
Non governerebbero. Da un lato perché non ne sono capaci, dall’altro perché il sistema elettorale li estromette dal governo. Ci sono due aspetti da rilevare. Uno è l’ostilità, di per sé inammissibile, verso un ceto politico nuovo e, va detto, indecifrabile. L’altro è l’autodifesa del sistema. Le prove di governo che i 5 Stelle hanno dato sono disastrose.
Ma quanto conta il voto del 4 marzo?
E’ un voto ininfluente, perché la riforma elettorale ha introdotto un proporzionale corretto che non permette a nessuna forza di avere il vantaggio che serve per governare.
E chi è che ci governa?
L’Europa è sostenuta da dinamiche economiche di tipo ordoliberista i cui centri decisionali hanno imbrigliato il continente in una serie di vincoli determinati dai Trattati e noi vi siamo dentro. Anche se l’Italia avesse rappresentanti massicciamente contrari all’Unione, non potrebbe fare nulla: l’esempio più lampante viene proprio dal Regno Unito, che non sa come uscirne.
Come si risolverà questa grande contraddizione?
L’evoluzione di queste dinamiche economico-politiche potrebbe durare anche una trentina d’anni. E potrebbe alimentarsi di una o più crisi di cui non conosciamo la portata.

Federico Ferraù
Fonte: www.ilsussidiario.net

lunedì 19 febbraio 2018

Per Matteo Salvini un Mario Draghi presidente del Consiglio non sarebbe un problema...




Ogni discorso è inutile per il semplice fatto che nessuno raggiungerà il 40%.
Sento un Salvini che,nel caso diventasse premier, avrebbe come modello la Svizzera.Cosa impossibili,La Svizzera ,a differenza dell'Italia, non è una colonia.
Mario Draghi accetterebbe il programma della Lega? Ma per carità...è l'opposto di Claudio Borghi e Alberto Bagnai.


MATTEO SALVINI al Resto del Carlino ha risposto alle domande di Antonella Coppari:

"Io rispetto i patti.Se Forza Italia prende un voto piu di noi,sceglie il presidente del Consiglio.E purché accetti il programma che abbiamo firmato tutti,non ci sono veti.Tutti i sondaggi dicono che l'unica maggioranza possibile è quella del centrodestra ,perché Pd e cinquestelle sono dietro di dieci punti.Mi auguro che sia una maggioranza larga,che non dipenda da una sola persona.Se però non ci fosse,la Lega non partecipa a nessun tipo di governo con altri.A me piacerebbe che ci fosse un'unica delegazione del centrodestra.Se c'è una squadra che vince e che governa è giusto che ragioni da squadra"

"La priorità è far tornar la gente a lavorare.Con la tassa unica,l'abolizione della legge Fornero,la cancellazione degli studi di settore,spesometri ,redditometri con un Paese federale che garantisce piu efficienza e meno sprechi.Poi c'è il tema della sicurezza e dell'immigrazione.È chiaro che in un mese non risolveremo tutti i problemi,però abbiamo chiaro in testa come muoverci.Attuando i costi standart uguali per tutte le regioni ,solo nella sanità risparmiamo 15 miliardi;stando bassi,sulla pace fiscale tra gli italiani ed Equitalia in due anni si recuperano 50 miliardi di euro di cartelle esattoriali.Soprattutto,però,la gente torna a lavorare e a pagare le tasse sul reddito; il nostro obiettivo è rimettere in circolo quel denaro che negli ultimi anni è stato tolto agli italiani"

domenica 18 febbraio 2018

MARCO TRAVAGLIO:"Da quando sono direttore del Fatto ho circa 300 querele"

Risultati immagini per marco travaglio



QUANTE QUERELE HA PRESO NELLA VITA?

Ho perso il conto.Fino a un paio di anni fa circa 250 tra cause civili e penali.Da quando sono direttore responsabile siamo credo intorno alle 300,visto che rispondo anche alle cause che fanno ai miei giornalisti.

PER ALESSANDRO SALLUSTI:"LE CAUSE PER OMESSO CONTROLLO SONO UN'ASSURDITA' ,VISTO CHE NESSUN DIRETTORE RESPONSABILE PUO' LEGGERE TUTTO QUELLO CHE VA IN PAGINA.COSA NE PENSA?

La nostra è una responsabilità di natura formale,è ovvio che non possiamo leggere tutto, ma se vuoi questa responsabilità ,allora non fai il direttore responsabile,ti scegli un altro ruolo.Inoltre,nel momento in cui io sottoscrivo un patto di manleva con i giornalisti,qualcuno deve rispondere per l'azienda.Il problema non è questo.


QUAL'E ALLORA?

Secondo me chi intende fare causa per un errore del giornale,prima di rivolgersi ai tribunali dovrebbe essere obbligato a fare una richiesta di rettifica.Chi sbaglia deve rettificare e scusarsi.Utilizzando lo stesso spazio che si era utilizzato per dare la notizia errata.Noi del Fatto Quotidiano quest'anno per esempio abbiamo intervistato l'ex parlamentare del PCI Nino Mannino convinti che fosse l'ex ministro Calogero Mannino.Ci siamo scusati,dando alla rettifica più spazio e più visibilità che all'intervista stessa,forse.


LA RETTIFICA PERO' NON PUO' ESSERE LA VIA D'USCITA PER QUALUNQUE ERRORE

E' chiaro.Se fai una campagna di anni per dire che Di Pietro è un tangentaro,poi non puoi mica fare una rettifica e cavartela così.Da noi esiste il fenomeno unico al mondo di giornali che non sono giornali e massacrano le persone con notizie false,con un editore alle spalle che paga i danni perchè tanto anche se deve pagare avvocati e risarcimenti poi lucra su altri tavoli,e questo è qualcosa che indebolisce la battaglia.Il problema nasce con Silvio Berlusconi e tutti quelli che sono al servizio di Silvio Berlusconi,che scrivono infamie infondate e se ne fregano delle cause,perchè tanto paga il padrone.Poi finisce che accumulano condanne penali e magari arriva la galera,come per Sallusti.


E PER I REATI DI OPINIONE?

Quelli li dovrebbero sbaraccare. Sia chiaro.Quando i Sallusti e i Ferrara dicono che sul tema ho ragione,come se la pensassimo allo stesso modo,dovrebbero aver chiaro che,come per esempio dicevo prima,scrivere che Di Pietro prendeva tangenti,come alcuni di loro hanno fatto per anni, non è un'opinione.E' una falsità,che è un altro conto.Michael Moore ha scritto un libro su Bush e famiglia intitolato STUPID WHITE MEN, ma nessuno l'ha mai querelato.Qui ci sarebbe un processo per diffamazione.


UN ESEMPIO AUTOBIOGRAFICO SUL REATO D'OPINIONE?

Tempo fa ero ospite da Fabio Fazio,ho detto che Schifani frequentava persone condannate per mafia,che se uno guardava l'elenco dei presidenti del Senato da Spadolini a Schifani c'era una picchiata, di questo passo il prossimo presidente del Senato sarà una muffa o un lombrico,aggiunsi.Schifani mi fece causa,il giudice mi assolse perchè avevo detto che Schifani frequentava  dei mafiosi ma mi condannò a risarcirlo con 15.000 euro perchè gli avevo dato della muffa.Che poi non gli avevo dato della muffa ho detto che il prossimo presidente sarebbe stato una muffa...


SECONDO VITTORIO FELTRI IL REATO DI DIFFAMAZIONE SI DOVREBBE RISOLVERE SOLO IN SEDE CIVILE,CON DEGLI EVENTUALI RISARCIMENTI DANNI.

No,nel modo piu assoluto.Se devo pagare 5 anni di stipendio a qualcuno,preferisco farmi sei mesi di galera.


LA VICENDA GIUDIZIARIA PIU' FATICOSA?

Quella con Cesare Previti.Scrivevo per l'Indipendente  e nel 1995 feci una sorta di riassunto della sua carriera.Riferendosi agli 80'-90' scrissi che all'epoca già era indagato,che era un futuro cliente di procure tribunali.Lui mi fece una causa civile nel 1996 e nel frattempo l'Indipendente fallì,quindi mi ritrovai senza avvocato del giornale.Per una serie di ragioni,non furono prodotti nè la rassegna stampa che avevo preparato,nè il registro degli indagati dove il suo nome era iscritto dal 29 settembre 95'.Fui condannato a scucire 79 milioni di lire.Non li avevo e siccome nel civile i soldi li devi dare subito,mi fu pignorato un quinto dello stipendio,per anni.

da ROLLING STONE mese di febbraio.Intervista di Selvaggia Lucarelli


venerdì 16 febbraio 2018

Nasce il primo forum nazionale di economia dove si teme il ritorno del fascismo





Come si fa ad aver paura del ritorno del Fascismo se il partito fascista è allo 0,8%?

Il capitalismo ha in sè il germe delle disuguaglianze perchè è fatta di competizione,ed è con la competizione che si crea quella dinamica virtuosa di aumento della ricchezza che è invece mancata nel socialismo reale.Non c'è quindi nulla di ideologico nell'approccio del Forum:l'ispirazione appare piuttosto  quella pragmatica dell'economista inglese Anthony Atkinson ,scomparso un anno fa,e particolare del suo ultimo libro "disuguaglianza": che cosa si può fare? Nel quale vengono  avanzate quindici proposte concrete per avviare un percorso di riduzione del divario sociale.Troppa iniquità ,sostiene la dichiarazione d'intenti del Forum,finisce per devastare le società ,provocando le reazioni tipiche dell'esclusione sociale:guerra tra poveri,nazionalismo e domanda di autoritarismo,cioè desiderio di un capo autocratico che "sistemi le cose", insomma,porta dritti al fascismo:"una parte crescente della popolazione avverte una minaccia alle prospettive di reddito per se e per i propri figli,tende a identificarne la causa in cambiamenti fuori dal nostro controllo, dalla tecnologia all'immigrazione e volge contro di essi il proprio risentimento:da questo insieme di paure deriva una dinamica autoritaria" si legge nella dichiarazione."Ed è a questi rancorosi,a questi cattivi che vogliamo parlare",dice Andrea Mormiroli di Deralus.

da L'ESPRESSO-Alessandro Giglioli

giovedì 15 febbraio 2018

WILLIAM "BILL" RHODES:"Senza un governo certo,l'Italia potrebbe uscire dall'euro"



William "Bill" Rhodes è nato nel 1935.Ne ha viste tante nella sua vita a Wall Street.Per anni è stato a Citigroup, dove ha ricoperto la carica di vice chairman, insomma era il numero due di una delle grandi sorelle del credito statunitense.Per dire,ha partecipato alla ristrutturazione del debito argentino: roba da un centinaio di miliardi di dollari.Ora si è messo in proprio: è amministratore delegato dell'omonima William R. Rhodes Global Advisor e autore di "Banker to the World".Ieri ha rilasciato un'intervista a Vonnie Quinn di Bloomberg.Argomento? Le elezioni italiane.Ebbene ,mister Rhodes l'ha sparata grossa:"Dopo le elezioni,senza un.governo certo,l'Italia potrebbe uscire dall'euro".In teoria è una bomba.Eppure,in forse per il fuso orario, nessuno l'ha preso in considerazione.La Borsa di Milano,per dire, ieri ha chiuso con un rialzo dell'1,8%.Nonostante la diffusione del dato sul Pil 2017,abbastanza deludente.
La finanza però è cosi:la notizia o la dichiarazione è importante in base al trend del momento.Esempio:poche settimane fa il prezzo del petrolio aveva ripreso il volo,nonostante l'America avesse comunicato il sorpasso sull'Arabia Saudita ,alla voce produzione.D'altronde ,se la finanza fosse una scienza esatta ,non esisterebbero i mercati,le Borse.
Proprio sulla volatilità fanno soldi i grandi padroni di Wall Steet.Tipo il fondo Bridgewater,capitanato da Ray Dalio ,che ultimamente ha scommesso al ribasso di circa 10 miliardi contro i principali titoli di Piazza Affari.Ha iniziato a fine 2017 e, dopo gli scossoni degli ultimi giorni,si può dire che la sua mossa gli ha reso qualche soldino.Rhodes ha evocato ieri negli studi di Bloomberg a New York proprio un'Italexit,partendo dalla scommessa ribassista di Ray Dalio."Pesano le banche",ha continuato il finanziere 82enne ,"che si trovano in una situazione migliore rispetto al 2016" ma non del tutto convincente.E poi ,ha puntualizzato Rhodes, "la Germania" è solida e la Francia "ha Macron":è l'Italia il buco nero della Ue.Da qui la suggestione,il suo ammonimento:"Dipende da chi vince,ma in Italia si potrebbe tenere un referendum sulla Brexit  per lasciare l'euro".Vedremo oggi se le parole di "Bill" avranno un peso.Di certo sono partite le grandi manovre sui mercati,per fare quattro soldi,a spese nostre.

Da Libero del 15 febbraio 2018.Giuliano Zulin

mercoledì 14 febbraio 2018

La crescita record di Visegrad (Polonia,Repubblica Ceca,Slovacchia, Ungheria)





Il gruppo di Visegrad cioè Polonia,Repubblica Ceca,Slovacchia e Ungheria hanno costituito un gruppo di consultazione e azione comune,un'alleanza all'interno dell'unione e sono in disaccordo con Bruxelles su molti temi,dalla questione della grande ondata migratoria fino alle idee sul futuro dell'integrazione politica europea.Alcuni dei quattro,segnatamente Polonia e Ungheria,sono sotto il tiro della Ue per accuse di riforme istituzionali che segnano strappi ai valori costitutivi europei dello stato di diritto.Ma un dato accumula i paesi di Visegrad:la forte,continua crescita economica,su cui puntano sempre più per contare di più in Europa anche a livello politico.E' anche dovuta,certo,al consistente contributo dei fondi di coesione europea.Ma non sarebbe possibile senza dinamismo e competitività interni a quelle economie.Per cui attirano investimenti ,specie dai paesi europei piu forti ma anche dall'Estremo Oriente e dal Nordamerica,e mentre calano i loro tassi di disoccupazione,i Quattro hanno o tendono ad avere anche conti sovrani solidi e sotto controllo.Una realtà dinamica tanto piu notevole se si ricorda che i Quattro paesi nel 1945 non furono liberati dagli angloamericani ma liberati-occupati dall'Armata Rossa, che non ebbero il piano Marshall e furono anzi ridotti anche dal punto di vista economico a colonie dell'impero sovietico.I quattro di Visegrad possono non piacere politicamente,ma sul piano economico sono "tigri" sempre  più strettamente integrate nell'economia globale della Ue.

POLONIA

E' la più grande economia dell'Est dell'Unione europea,e anche dal punto di vista geopolitico,politico e militare il Paese tra i Quattro che ha il maggior peso.Da anni,chiunque abbia governato a Varsavia ,la crescita è impietosa: secondo gli ultimi dati,l'aumento del Pil ha raggiunto il 3,8%, una cifra invidiabile anche per Berlino certo, i fondi di coesione sono un contributo essenziale,ma non bastano davvero a spiegare il miracolo polacco.Le riforme dallo Stato padrone al libero mercato furono veloci,brutali,dopo la rivoluzione del 1989, guidate da Leszek Balcerowicz, superministro delle Finanze.Negli ultimi anni il loro spirito è stato mantenuto sia dai governi liberal di Platforma sia dal nazionalconservatori del PIS (Prawo,Spawiedlmywosc,Diritto e Giustizia del leader storico Jaroslaw Kaczynski) tornati al potere con la maggioranza assoluta dopo la vittoria elettorale dell'ottobre 2015.Il nuovo premier ,Mateusz Morawiecki;ha una solida formazione economica è stato titolare di Economia e finanze.E ha lanciato un piano dirigista ma per trasformare il boom del paese con la maggiore Borsa dell'est in miglioramento qualitativo con più investimenti pubblici,privati nazionali e stranieri nei settori di punta.Intanto molti degli emigrati del dopo 89' tornano a casa,e c'è scarsità di manodopera tanto che oltre un milione di ucraini fuggiti dalla guerra hanno trovato lavoro in Polonia.


REPUBBLICA CECA

E' sempre stata la parte più ricca dell'ex Cecoslovacchia,Paese che dall'indipendenza nel 1918 all'aggressione hitleriana contro Praga vent'anni dopo divenne una democrazia più industrializzata della Francia.La crescita è dell'ordine del 3% ,il "divorzio di velluto" dalla Slovacchia non ha cancellato l'integrazione economica tra i due Stati.La Cechia è tornata polo industriale e di eccellenze,dal manifatturiero metalmeccanico (auto ma anche treni,elettronica,energia con centrali di ogni tipo,farmaceutico).Alte tecnologie e ricerca scientifica sono tornate a fiorire,con investimenti stranieri e locali.La disoccupazione oscilia tra il 3 e il 4%.La breve durata dei governi non ha troppo disturbato l'economia.E gli investitori restano sereni anche a fronte dell'attuale incertezza,se il premier designato,il tycoon Andrej Babij,secondo uomo più ricco del Paese,riuscirà a formare una coalizione o un governo di minoranza o niente di tutto questo.


SLOVACCHIA

Quando Praga e Bratislava concordarono la separazione pacifica e la fine della Cecoslovacchia ,la maggior parte degli osservatori economici internazionali pronosticava per gli slovacchi un futuro da Mezzogiorno dell'ex Paese unito se non addirittura un avvenire di balcanizzazione,sono stati smentiti dai fatti Passato il periodo populista-dirigista di Vlademir Meciar,i governi successivi,dal democristiano Dzurinda all'attuale leader il socialista  Robert Fico,hanno deregolato e detassato in ogni modo per attrarre investimenti stranieri.Col risultato che la crescita media attuale è del 3,8%.Unico dei paesi di Visegrad.Ad aver scelto di entrare nell'eurozona,la Slovacchia non ne ha sofferto e non ha assolutamente perso competitività.Il principale motore della crescita è il settore automobilistico.La Slovacchia è una delle location mondiali preferite dai grandi costruttori,dai vari marchi del gruppo Volkswagen ai coreani,dai francesi fino all'arrivo piu recente:i prestigiosi marchi di lusso britannici Jaguar e Land Rover.Perchè preparandosi agli effetti negativi della  Brexit i loro proprietari indiani hanno dislocato nel Regno Unito proprio in Slovacchia la produzione dei modelli piu nuovi e di maggior successo.


UNGHERIA

Il premier nazionalconservatore Viktor Orban è l'ideologo più attivo dell'eurominimalismo del gruppo,della "democrazia illiberale" e della linea dura sui migranti.Con alcuni Paesi vicini,come la Slovacchia,i rapporti hanno fasi difficili a causa del nazionalismo magiaro.Ma un motivo della molto probabile vittoria elettorale  di Orban (sarebbe la terza consecutiva) alle elezioni legislative del prossimo 8 aprile,oltre alla debolezza delle opposizioni e al controllo delle istituzioni da parte della maggioranza,è il dinamismo economico.Creato anche dal basso costo del lavoro e limiti ai diritti sindacali.Ma gli investimenti esteri piovono.La crescita è del 3,6% ,e dal 2010 a oggi Budapest è passata da una situazione che ad alcuni sembrava vicina a un rischio di default a conti senza controllo.Senza modestia,Orban parla spesso di un futuro in cui "i principali finanziatori del bilancio dell'Unione europea saranno la Germania e altre economie solide,esempio noi quattro di Visegrad".E non si stanca di ricordare che se le tensioni politiche con Bruxelles,o con il duo francotedesco,non si risolveranno ma avranno anzi ripercussioni economiche e sugli investimenti,Visegrad può cercare partner altrove,in altre grandi economie in crescita,dalla Cina alla Turchia.


Da REPUBBLICA AFFARI & FINANZA del 12 febbraio 2018