Anglotedesco

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giovedì 27 luglio 2017

Solo in Italia c'è una sinistra che vuole l'immigrazione incontrollata...




Anglotedesco  ammette che in altri paesi sviluppati  voterebbe per la sinistra (socialista).In Italia invece la sinistra è la cosa che odia più di tutti e non va a votare. Anarchici, sessantottini, odio verso chi vuole il rispetto delle regole come ad esempio in Svizzera, Austria o altri paesi democratici.Purtroppo abbiamo dei sessantottini in giacca e cravatta e questo è veramente un problema.Intanto sentite cosa dice Corbyn. In Italia prenderebbe del fascista e sarebbe distrutto dalla magistratura.

Il leader del Labour Jeremy Corbyn dichiara esplicitamente quello che nel nostro paese una “sinistra” allo sbando non vuole ammettere: che l’immigrazione incontrollata serve a distruggere le condizioni del lavoro, sostituendo con manodopera sottopagata i lavoratori locali. A vantaggio unicamente delle imprese. Corbyn, immediatamente accusato di essere “ukippista” (e, si può immaginare, lo sarebbe di essere leghista qui da noi), fa una proposta razionale: l’immigrazione deve essere basata sui posti di lavoro disponibili e sulle capacità di svolgere quel lavoro. Per questo, ritiene indispensabile che con l’uscita dall’UE la Gran Bretagna esca anche dal mercato unico, che prevede la libera circolazione delle persone. Insomma, la Brexit a quanto pare ha schiarito le idee ai Labour, che pure erano per il Remain: meglio tardi che mai (a parte i molti lavoratori che ci hanno già rimesso il posto).


Di Helen Lewis, 23 luglio 2017

TRADUZIONE:Voci dall'estero

mercoledì 26 luglio 2017

Il Quebec si ribella alla dittatura neoliberista e punta sull'economia sociale



Un'azienda che parte dai bisogni di una comunità,è gestita democraticamente dai lavoratori e ridistribuisce equamente i profitti.Sembra un'utopia del passato ,in realtà è un modello che in Quebec sta diventando sempre piu popolare e si sta affermando in vari settori.Oggi nella provincia canadese l'economia sociale comprende circa 7000 aziende,con un totale di 210.000 e un giro d'affari di 40 miliardi di dollari canadesi (circa 27 miliardi di euro).
In un periodo di crisi del modello economico tradizionale ,le cooperative e le organizzazioni senza scopo di lucro sono un'alternativa valida per conciliare il lavoro e la giustizia sociale ,soprattutto per le nuove generazioni."Da noi arrivano ragazzi che per prima cosa vogliono lavorare in un'azienda,e solo in un secondo momento scelgono il settore",spiega Martin Frappier,direttore della comunicazione presso il Cantiere dell'economia sociale del Quebec.
L'idea di trasformare l'economia attraverso la gestione collettiva non è nuova.Le prime cooperative agricole e casse di risparmio nacquero in Quebec piu di un secolo fa.Inizialmente erano molto vicine alla dottrina sociale della chiesa e del nazionalismo.Negli anni 30 e 40 se ne affermarono altre promosse dai sindacati.
L'economia sociale è tornata alla ribalta a metà anni novanta,quando il.Canada attraversava una grave crisi economica.Con il tempo sono nate organizzazioni come il Cantiere dell'economia sociale che considera la gestione cooperativa delle aziende uno strumento indispensabile per creare occupazione e ridurre la povertà.Per prima cosa il gruppo ha creato centri per la prima infanzia,le cure dei neonati e l'assistenza domiciliare.
Questo modello,spiega Martin Frappien,può servire anche a rilanciare l'economia della provincia.In molte zone del Quebec i giovani vanno via perché non trovano un lavoro interessante,e gli anziani si ritrovano senza servizi adeguati.In questo contesto un'azienda basata su un modello economico solidale permette di creare posti di lavoro a seconda delle esigenze delle persone e di contribuire alla vitalità di un territorio.
Frappier cita una cooperativa di design grafico a Outaouais e una brasserie a Trois-Rivieres."Ragazzi che non riuscivano a trovare lavori interessanti hanno creato il loro progetto.E grazie a questo progetto sono rimasti".Nella maggior parte dei casi si tratta di iniziative che partono dai bisogni delle persone che vivono in un posto invece di puntare semplicemente al profitto.Non sorprende che queste attività tendano a durare piu delle imprese tradizionali.
Tra i motivi della popolarità delle imprese sociali c'è il fatto che rimettono in discussione l'egemonia di un modello economico basato sullo sfruttamento di risorse e persone ." Ormai le  disuguaglianze di reddito sono evidenti ,e tutto questo mette in discussione le vecchie teorie economiche ", sostiene Frappier.È un discorso particolarmente seducente per i giovani.
Poi c'è il fatto che in queste aziende si lavora in modo diverso.Si tiene conto prima di tutto della gratificazione dei lavoratori,e in generale le aziende sociali sono piu preoccupate dal benessere delle persone e del rapporto tra lavoro e famiglia.
Oggi la grande sfida delle aziende sociali è riposizionarsi rispetto alla rivoluzione digitale e alla sharing economy.Il modello di aziende come   Uber e Airbnb non ha niente di collettivo ,perché i profitti non sono condivisi,spiega Martin Frappier.L'economia sociale deve prendere l'iniziativa davanti a questi nuovi modelli che sfuggono al diritto del lavoro a una classificazione giuridica.E' difficile resistere in un sistema di economia di mercato ,soprattutto quando le aziende private ricevono aiuti statali sotto forma di sgravi fiscali,da cui le cooperative e le associazioni senza scopo di lucro sono escluse perché non pagano tasse sui profitti.Il settore è quindi sfavorito perché fatica a investire per restare competitivi.In ogni caso,di fronte alla proliferazione di iniziative sempre piu coraggiose,come le cooperative di programmatori di videogiochi o di attori comici ,è evidente che l'economia sociale non ha ancora detto la sua ultima parola.

NADIA KOROMYSLOVS (Le Devoir)-traduzione l'Internazionale

martedì 25 luglio 2017

ZYGMUNT BAUMAN.La sociologia



Volgendo lo sguardo al passato,come mi dite, fatico a individuare uno spartiacque o un violento scontro di fonti di ispirazione.Andandomene dalla Polonia ,avevo già intrapreso la mia rotta sociologica e approdare in Gran Bretagna non causò nulla che segnasse un cambiamento significativo nel mio itinerario.Separata dalla Polonia da una barriera linguistica,la "sociologia  polacca" sembrava un universo differente ,ma vi pregherei di ricordare che la barriera era unilaterale :l'inglese era la lingua ufficiale nel regno della sociologia e i sociologi in Polonia leggevano gli stessi libri,seguivano gli stessi capricci della moda e coltivavano gli stessi interessi dei loro colleghi che si trovavano dall'altra parte della Cortina di ferro.Inoltre,la sociologia britannica nei primi anni Settanta non era esattamente all'avanguardia nel panorama mondiale,e per un nuovo arrivato dall'Università di Varsavia non c'era granché da imparare; in realtà,le scoperte fatte in quegli anni nelle isole britanniche erano,quasi sotto ogni profilo,roba vecchia e talvolta già sorpassata nel bacino della Vistola.La maggior parte dei fremiti di eccitazione che coglievano i miei colleghi britannici in mia presenza (come il pensiero di Gramsci,la Scuola di Francoforte,la culturologia,l'ermeneutica ,l'irrilevanza del funzionalismo strutturale,la grandezza dello strutturalismo) io li avevo già vissuti in compagnia dei miei colleghi polacchi molto prima di atterrare in Gran Bretagna.Per farla breve,il mio primo decennio in Gran Bretagna potrà anche essere pieno di grida e furia,per diverse ragioni (e in realtà lo è stato,come confessai a Keith Tester un bel un bel po di tempo fa),ma,in ogni modo,significo' ben poco rispetto alla mia visione della vocazione sociologica.
Volenti o nolenti,deliberatamente o no,dobbiamo ammettere che la sociologia è profondamente coinvolta nella politica.In una società piena di  conflitti come la nostra,con le sue lotte di interesse e le sue politiche antagonistiche ,si è fin troppo spesso obbligati a prendere una posizione.Ciò che rende la sociologia un'attività  intrinsecamente politica è inoltre il fatto stesso di offrire una fonte separata ,e una legittimazione  dell'autorità,alternative alle politiche istituzionalizzate.Nella nostra società multivocale e multicentrica questa non è,comunque,l'unica fonte di autorità che abbia ingaggiato una competizione con l'establishment politico,né tanto meno la sua unica alternativa.Date le politiche governate dallo Stato,originate dallo Stato e autorizzate dallo Stato aveva costituito il centro di un'autentica o tentata condensazione e monopolizzazione ,la tendenza è oggi quella di uno spettro costantemente crescente di obiettivi vitali da diffondere su tutto il corpo sociale.

lunedì 24 luglio 2017

L'amministrazione Trump non sembra molto diversa da quella di Obama



L'amministrazione Obama era stata particolarmente ostile nei riguardi della Russia.Nell'autunno 2016,a quasi tre anni dagli avvenimenti,la pubblicista "scientifica" di taglio liberal si era rassegnata ad ammettere che gli eventi politici tesi a sconvolgere l'Ucraina tra il novembre 2013 e il febbraio successivo non furono l'esito di una "rivoluzione democratica" del popolo nel suo complesso  contro un "dittatore" imposto al Paese da Mosca bensì ,piu propriamente, l'epilogo di un colpo di Stato finanziato direttamente dagli Stati Uniti,visto e considerato il dato di fatto secondo cui "il Congresso aveva stanziato negli anni quasi 5 miliardi di dollari per determinare la parabola geopolitica di Kiev (...) La diplomatica di carriera Victoria Nuland fu incaricata di coordinare le operazioni per la pianificazione del golpe in seguito passato alla storia con il nome di Euromaidan.Erano ,queste,rivelazioni importanti.Per la prima volta,infatti ,i liberali riconoscevano ,dalle pagine di una loro pubblicazione ufficiale,l'origine surrettizia e non spontanea dei cosidetti moti di Euromaidan.Gli apparati politici,militari ed economici statunitensi agivano infatti,da un secolo e mezzo circa , come scrive Dario Fabbri su Limes, per impedire la saldatura tra Germania e Russia ,in grado di dominare l'Eurasia".

Per tutto il corso della campagna elettorale 2016 ,Donald Trump si distinse,contrariamente ai maggiorenti dell'establishment  del proprio partito,per un atteggiamento definito tout court filorusso dalla rivista Limes.In effetti,come spiega Dario Fabbri sul menzionato periodico di politica internazionale le differenze nell'approccio ai temi di politica estera di connotanti Donald Trump e Hillary Clinton furono sostanziali ,con il primo,coadiuvato da uno staff in cui figuravano esperti di comunicazione e marketing politico in passato operativi in qualità di consulenti di uomini di Stato e aziende strategiche sul versante postsovietico ,incline al compromesso e all'accordo con Mosca sulla questione siriana e con la seconda apertamente favorevole alla prosecuzione,in chiave addirittura radicalizzata,della dottrina dell'esportazione della di libero mercato all'estero caratterizzante l'amministrazione Obama.
Citiamo alcuni aneddoti per fornire al lettore un quadro d'insieme dello scenario in divenire.Donald Trump si sarebbe infatti avvalso di una serie si collaboratori di diversa e difforme estrazione ideologica.Particolarmente degna di menzione risultava essere la fiducia riposta da Trump nei confronti del generale Michael T. Flynn,democratico,un politico e uno stratega che,secondo l'autorevole parere del giornalista francese Thierry Meyssan ,non ha cessato di combattere il presidente Obama,la segretaria di Stato Clinton,il generale David Petraeus nonché John Allen e Jeffrey Felman in merito all'uso dei jihadisti e del terrorismo per mantenere l'imperialismo statunitense nel mondo.

domenica 23 luglio 2017

MATTEO RENZI:"Il mercato globale può essere una straordinaria opportunità"



Per  un paese di sessanta milioni di abitanti abituato a fare cose meravigliose e amate da  tutto il mondo,la creazione di un mercato globale può essere una straordinaria opportunità.A condizioni di starci da protagonisti,senza rinchiudersi.Già immagino i critici:si, ma la globalizzazione ha nuovi perdenti.Certo, come in tutte le stagioni della storia ci sono nuovi  vincitori e nuovi vinti.Ma la globalizzazione apre scenari inesplorati per l'Italia,paese produttore ed esportatore di bellezza.L'importante è che le istituzioni italiane ci credano,come fanno da alcuni anni imprenditori illuminati,che non a caso hanno resistito alla crisi meglio di tutti gli altri.
I numeri del resto sono chiari e per una volta straordinariamente positivi.L'export cresce tra il 2013 e il 2016 in modo rilevante:da 390 a 417 miliardi.Le stime prevedono che alla fine di quest'anno raggiungeremo quasi 440 miliardi di euro.La bilancia commerciale nel 2013 segnava un +29 miliardi e dopo tre anni di governo,nel 2016 è quasi raddoppiata: + 52 miliardi.L'investimento  in questo settore è semplicemente decisivo per il futuro del paese.L'export commerciale italiano nei prossimi cinque anni può raggiungere e superare i 500 miliardi di euro.Ma per farlo occorre un sistema di presenza all'estero consolidato e non episodico.Strutturato e non volontaristico.Strategico e non casuale.

da AVANTI-Matteo Renzi (Serie Bianca Feltrinelli)

venerdì 21 luglio 2017

Il surplus tedesco può essere un problema anche per la Germania stessa..



Un elevato surplus delle partite correnti tedesche significa che la Germania approfitta bene della crescita estera (della Cina,dei paesi dell'Est  Europeo ,ecc) ma importa poco,perché la sua domanda interna cresce poco.Inoltre un paese in surplus di partite correnti sarà anche un esportatore netto di capitali:le risorse provenienti dall'estero  sotto la forma di investimenti.
Non è una semplice possibilità,è una legge contabile inevitabile.Una legge che però espone i paesi in surplus ai rischi di fallimento da parte dei debitori.Non a caso le banche tedesche,tra 2010 e 2012,hanno corso rischi seri con la Grecia,il Portogallo, la Spagna ,l'Irlanda e l'Italia,tutti paesi in deficit di partite correnti e che avevano finanziato tali deficit indebitandosi con le banche tedesche.Insomma i surplus eccessivi sono un rischio  anche per chi ce l'ha ed aumentano le probabilità di dover salvare le proprie banche e/o i paesi partner.
Tanto la competitività delle merci tedesche quanto la bassa crescita della domanda interna sono state fatte risalire alla bassa crescita dei salari in Germania dall'inizio del nuovo secolo.I salari,infatti sono tanto una componente dei costi sia un reddito che viene prevalentemente speso e,quindi contribuisce alla domanda interna.

giovedì 20 luglio 2017

ISIS=cospirazione congiunta tra NATO e Consiglio di cooperazione del Golfo



Com'è possibile che l'Isis sia sorto dal nulla,pur essendo armato fino ai denti,pieno di soldi e organizzato come un esercito professionale permanente? Come ha fatto a crearsi uno Stato, rapinando le banche e chiedendo donazioni su Twitter e Facebook?
In realtà,l'Isis è frutto di una cospirazione congiunta tra la NATO e il Consiglio di cooperazione del  Golfo che risale al 2007,quando i governanti statunitensi e sauditi tentarono  di scatenare una guerra settaria in tutta la regione  pur di sottrarre il Medio Oriente all'influenza iraniana ,che si spinge fino in Siria ,Iraq,Libano e sulla costa del Mediterraneo.L'Isis ha avuto appoggio,addestramento,armi e denaro da una coalizione composta dalle Nazioni Unite e da vari Stati del Golfo Persico;ha ricevuto tutto ciò in territorio turco (cioè in un Paese appartenente alla NATO) e ha invaso il Nord della Siria anche grazie all'artiglieria e alla copertura aerea turche.
In un articolo pubblicato nel 2007 dal settimanale The New Yorker intitolato "Il cambio di rotta",Seymour Hersh, noto giornalista e scrittore che ha preso il premio Pulitzer,ha svelato l'intenzione di americani,sauditi e israeliani di creare e schierare in tutta la regione estremisti settari contro Iran,Siria e Hezbollah libanesi."Hersh faceva presente che questi estremisti settari erano legati ad Al Qaida o ne facevano direttamente parte.L'avanzata dell'Isis verso  Baghdad è la manifestazione ultima di questa cospirazione:un esercito permanente che opera impunemente,intende rovesciare il governo siriano ed epurare l'Iraq dalle forze filoiraniane,e che addirittura minaccia l'Iran stesso,con un ponte diretto tra i rifugi sicuri creati dalla NATO  per Al Qaida in Turchia fino alle frontiere iraniane ,attraverso il Nord dell'Iraq.Etichettandoli come terroristi,l'Occidente può negare in modo credibile la propria responsabilità nell'averli creati e nell'avere permesso loro di compiere le atrocità di cui si stanno macchiando.
Gli americani non hanno mai rinunciato al piano di deporre Assad ,come emerge chiaramente dai tanti articoli pubblicati sulle riviste di geopolitica.Per esempio,Kenneth M.Pollack ,ex analista della CIA e alto funzionario della Brookings Institution, ordinava gli Stati Uniti  a fornire armi e addestrare in massa le forze siriane che fanno capo all'attuale opposizione,per creare un esercito che possa al tempo stesso sconfiggere l'Isis e rovesciare il regime di Assad ,per sostituirlo con una dittatura militare filoamericana.